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	<description>Cannaregio 98/M, Venezia</description>
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		<title>L&#8217;Italia ha la memoria corta. Resistenza e fonti orali</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 09:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smsdemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività e convegni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Invitati dalla Società operaia di mutuo soccorso ed istruzione di Cividale del Friuli, all&#8217;interno dell&#8217;iniziativa 150 ANNI DELL&#8217;UNITA&#8217; D&#8217;ITALIA TRA TESTIMONI, STORIE, LUOGHI E SAPORI, Marco Chiarelli, Marta Pascolini, Eleonora Stabile e Tommaso Saggiorato presenteranno &#8220;Le guerre non finiscono mai. Dodici interviste a testimoni di guerra&#8221;. Non la solita presentazione asfittica ma una lezione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://smsdemartino.noblogs.org/files/2011/11/skf3A9F2.jpg"><img class="size-large wp-image-155 aligncenter" src="http://smsdemartino.noblogs.org/files/2011/11/skf3A9F2-e1321460050718-713x1024.jpg" alt="" width="499" height="717" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<h4>Invitati dalla <strong><em>Società operaia di mutuo soccorso ed istruzione di Cividale del Friuli</em></strong>, all&#8217;interno dell&#8217;iniziativa 150 ANNI DELL&#8217;UNITA&#8217; D&#8217;ITALIA TRA TESTIMONI, STORIE, LUOGHI E SAPORI, Marco Chiarelli, Marta Pascolini, Eleonora Stabile e Tommaso Saggiorato presenteranno &#8220;Le guerre non finiscono mai. Dodici interviste a testimoni di guerra&#8221;. Non la solita presentazione asfittica ma una lezione in cui prevarrà l&#8217;ascolto delle fonti orali: dalle interviste alle canzoni riscopriamo la Resistenza in Italia.</h4>
<h3><a href="http://www.somsicividale.it/site2/Default.aspx">http://www.somsicividale.it/site2/Default.aspx</a></h3>
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		<title>Le guerre non finiscono mai</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 17:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smsdemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[Le guerre non finiscono mai. Dodici interviste a testimoni di guerra &#160; a cura di Marco Chiarelli, Tommaso Saggiorato, Eleonora Stabile, Paola Trevisan (Venezia, Temporale 2011) &#160; &#160; &#160; La guerra contemporanea è il momento in cui pubblico e privato vivono il loro massimo intreccio. Essa trasforma lo spazio interiore degli individui non meno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="http://smsdemartino.noblogs.org/files/2011/02/Nuova-immagine.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-133" src="http://smsdemartino.noblogs.org/files/2011/02/Nuova-immagine-206x300.jpg" alt="" width="206" height="300" /></a><strong> </strong><strong> </strong></h1>
<h1></h1>
<h1><strong>Le guerre non finiscono mai.</strong></h1>
<h1>Dodici interviste a testimoni di guerra</h1>
<p>&nbsp;</p>
<p>a cura di Marco Chiarelli, Tommaso Saggiorato, Eleonora Stabile, Paola Trevisan</p>
<p>(Venezia, Temporale 2011)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La guerra contemporanea è il momento in cui pubblico e privato vivono il loro massimo intreccio. Essa trasforma lo spazio interiore degli individui non meno di quanto travolga il paesaggio che ne sta fuori. Non opera distinzioni nette tra fronte e retrovie, tra militari e civili, tra uomini e donne, tra adulti e bambini. Inoltre comincia di fatto prima  di essere dichiarata, nella propaganda, e si conclude ben dopo che la sua fine è stata firmata, prolungandosi nella memoria di chi vi ha partecipato o assistito. Anche in questo senso, oltre che per amara constatazione, possiamo dire che «Le guerre non finiscono mai».<br />
Intervistare dei testimoni di guerra – qualunque sia stata la loro collocazione – significa fare i conti con tracce indelebili depositate nella memoria e nel corpo di ciascuno, perché la guerra è come una pietra miliare che segna con un “prima” e un “dopo” le storie di vita di chi l’ha vissuta. Proprio per questo motivo la memoria della guerra è un campo d’indagine tra i più praticati da chi si occupa di storia orale. Se è vero che è la guerra che ha legittimato la storia orale e l’ha fatta entrare nel campo della storiografia, non è meno vero che la storia orale ha rinnovato la storiografia, cioè ha contribuito in maniera determinante a ridefinire negli ultimi decenni il modo in cui si studiano le guerre.</p>
<p>Sommario</p>
<ul>
<li>Alessandro Casellato <em>Un’esperienza didattica diventata libro</em></li>
</ul>
<ul>
<li>Marco Chiarelli, Tommaso Saggiorato, Eleonora Stabile, Paola Trevisan <em>Introduzione </em></li>
</ul>
<p>MILITARI, PRIGIONIERI, PARTIGIANI<br />
1. I fronti della Seconda guerra mondiale, 1940-1945</p>
<ul>
<li>Enrico Palù e Paola Trevisan <em>E non si è sentito più niente fino alla mattina quando abbiamo visto tutte quelle navi. Arturo Gallinaro</em></li>
<li>Marco Zamuner <em>I signori non si fanno mai un torto tra di loro. Ultimo Collauto</em></li>
<li>Tommaso Saggiorato <em>Ho scelto di stare col popolo. Zeferino Zabeo</em></li>
<li>Paola Trevisan <em>E allora sempre bisogna esser  furbi. Mario Chiara</em></li>
</ul>
<p>2. Italia, 1943-1945</p>
<ul>
<li> Marta Pascolini <em>Abbiamo combattuto per la libertà, per la democrazia. Valter Zorzenone</em></li>
<li>Paola Montesano <em>Come mai tu sei tornato e gli altri no? Ezio Costa</em></li>
</ul>
<p>BAMBINI, DONNE, CIVILI<br />
1. Italia, 1940-1945</p>
<ul>
<li> Francesco Fernandes <em>Non prendetele, sono avariate. Clara I.</em></li>
<li>Marco Chiarelli <em>Sai, ho paura sempre, in tutte le cose. Mirella Bombarda</em></li>
<li>Claudio Naccarati <em>Te fumavi perché no te magnavi. Bruno Girardi</em></li>
<li>Roberta Livio <em>E comunque era bello vivere lì, in tempo di guerra.</em> Marisa Pedrocco Dalla Venezia</li>
</ul>
<p>2. Bosnia-Erzegovina, 1992-1994</p>
<ul>
<li> Giacomo Lanaro <em>Il nazional-popolare ti può salvare la vita.</em> Umberto Pizzolato</li>
<li>Eleonora Stabile <em>Non avresti mai detto che ci fosse stata una casa.</em> Predrag Pijunović</li>
</ul>
<p>APPENDICE</p>
<ul>
<li>Alessandro Casellato <em>Le guerre non finiscono mai. Fonti orali, storiografia, culture di guerra</em></li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		<title>50 anni dell&#8217;Ilva</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 21:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smsdemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[50 anni dell&#8217;Ilva. Taranto, l’acciaio è stato un re. Un re assetato di sangue L’Ilva compie 50 anni. Costellati da centinaia di morti in fabbrica e migliaia di “avvelenati” fuori Luglio 1960. Mentre, da Genova alla Sicilia, l’Italia è attraversata dalla rivolta antifascista contro il governo Tambroni, a Taranto si pone la prima pietra del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 id="ctl00_mainContent_titlenews">50 anni dell&#8217;Ilva. Taranto, l’acciaio è stato un re. Un re assetato di sangue</h2>
<h3 id="ctl00_mainContent_subtitlenews" class="sottotitolo">L’Ilva compie 50 anni. Costellati da centinaia di morti in fabbrica e migliaia di “avvelenati” fuori</h3>
<p><img src="http://www.liberazione.it/uploads/images/4407_5086_Taranto---Ilva_Image.jpg" border="1" alt="" hspace="10" vspace="10" align="right" /></p>
<p>Luglio 1960. Mentre, da Genova alla Sicilia, l’Italia è attraversata dalla rivolta antifascista contro il governo Tambroni, a Taranto si pone la prima pietra del IV centro siderurgico dell’Iri. Cinquant’anni il 9 luglio, ma tentarne un bilancio, oggi, non è facile. E’ di questi giorni la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per Emilio Riva, presidente della omonima società che 15 anni fa ha rilevato lo stabilimento dallo Stato, suo figlio Nicola, presidente del consiglio di amministrazione dell’Ilva, e altri due dirigenti, ritenuti responsabili di disastro ambientale colposo, avvelenamento colposo di sostanze destinate all’alimentazione, getto pericoloso di cose e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche. C’è la raccolta di firme per un referendum consultivo che chieda la chiusura totale dello stabilimento o perlomeno dell’area a caldo e dei parchi minerali e che sta dividendo l’opinione pubblica e le forze politiche della città; ci sono le rivendicazioni delle associazioni ambientaliste e quelle della rete Alta Marea che denunciano una città martoriata dalle emissioni di veleni; ci sono i processi per le morti sul lavoro e quelle per amianto; c’è l’”Associazione 12 giugno” dei familiari delle vittime del lavoro che ci ricorda costantemente in quanti hanno un parente morto o ammalato a causa del ”posto sicuro” che l’Ilva ha garantito per qualche decennio; ci sono centinaia di lavoratori di nuovo in cassa integrazione. Eppure quando l’Ilva approdò a Taranto sembrò la soluzione ai gravi problemi economici della città. La crisi dell’industria navalmeccanica (concentrata nell’Arsenale militare e nei Cantieri navali), apertasi nel secondo dopoguerra principalmente a causa della sua incapacità di riconvertirsi da produzione di guerra ad altro, nel giro di poco più di un decennio aveva fatto precipitare i livelli di occupazione e aperto la via all’emigrazione. Da una monocoltura a un’altra: l’acciaio fu la risposta. Nell’Italia del boom economico della fine degli anni ’50 il mercato dell’acciaio sembrava destinato a un’espansione senza limiti; di conseguenza l’Iri ipotizzò la costruzione del IV centro siderurgico italiano a ciclo integrale, il più grande, che doveva produrre più di Cornigliano, Piombino e Bagnoli. Taranto rispondeva a tutti i requisiti necessari per la sua installazione: una posizione pianeggiante; un porto per l’attracco delle navi cariche di minerali e la partenza di quelle cariche di tubi e rotoli di acciaio; acqua di mare da utilizzare, una volta demineralizzata, per il raffreddamamento degli impianti; una cava di calcare, necessario per la fusione del minerale; tanta manodopera disponibile subito. Per la costruzione fu scelta un’area a nord della città, fra il porto e la linea ferroviaria. Seicento ettari di terreno su cui sorgevano piccole e medie aziende agricole, espropriati ai legittimi proprietari per far posto al progresso. Dopo il raddoppio dello stabilimento, concluso nel 1975, diventano mille e cinquecento, due volte e mezzo l’estensione di Taranto, situati a cinque chilometri dal centro della città, ma a poche centinaia di metri dal rione Tamburi. Ma, allora, non se ne preoccupa nessuno. Taranto, dicono tutti, sta finalmente uscendo da secoli di «immobilità, abbandono, rassegnazione, miseria». Ora si prospetta un’era di sviluppo e di benessere senza fine. Si innalzano costruzioni fino ad allora inimmaginabili, enormi: tubifici, altiforni, acciaierie, laminatoi e poi 50 chilometri di reti stradali e 200 di rete ferroviaria, nastri per il trasporto dei minerali dal porto ai parchi, dove si accumulano in scure colline che cominciano a spargere un polverino rossastro sulla città e sulla campagna circostante. L’acciaio è il re e il re fuma. E quanto più quelle ciminiere fumano tanto più la città si sente ricca. Ed è ricca, economicamente ma anche culturalmente, perché l’Italsider, così si chiama allora, gestisce un circolo culturale che porta a Taranto la migliore produzione internazionale delle arti figurative e dello spettacolo. Si preoccupa anche della formazione sportiva e ricreativa in genere dei suoi dipendenti, organizza viaggi ovunque nel mondo. Una stagione come quella dell’Italsider pubblica, da questo punto di vista, Taranto non l’ha più avuta. Il tributo che la città paga in cambio è molto alto. La fabbrica del progresso e della ricchezza ci impiega poco ad essere ribattezzata ”’u crepiente” dai lavoratori, il posto dove si crepa. Troppi muoiono a causa di incidenti sul lavoro, malattie professionali, amianto. Si ammalano anche quelli che non ci lavorano ma ne respirano l’aria, soprattutto gli abitanti del rione Tamburi. Sulle responsabilità della gestione pubblica per il disastro provocato dall’Italsider/Ilva si è taciuto a lungo. Si è detto che allora non si sapeva, che non c’era la mentalità ambientalista, che la sicurezza sul lavoro non era pratica prioritaria. Falso. Già nel 1964 il sindaco Conte si dichiara preoccupato dell’impatto che la fabbrica può avere sulla salute dei cittadini e sulla qualità dell’aria e delle acque, ma alle sue richieste di rassicurazioni l’azienda oppone «una specie di segreto che se non è quello militare quasi lo raggiunge». Ci si abitua anche al fumo: guardandone la direzione sappiamo da che parte soffia il vento e se la puzza ti investe allora è vento di terra, il mare è bello e d’estate val la pena andarci. Impossibile anche stabilire il numero preciso degli infortuni avvenuti là dentro, tantomeno di quelli mortali. Secondo dati Cgil, dall’inizio della costruzione fino al 1980 sono 130, ma altre indagini non ufficiali parlano di oltre 300. Dopo quella data, che forse non a caso è il 1980, l’anno che segna la sconfitta del movimento operaio e l’inizio della crisi del sindacato di lotta, è praticamente impossibile avere dei dati, se non cercando di ricostruirli attraverso i giornali. I morti sono sempre più soli, casi che l’azienda vuole liquidare cercando il patteggiamento con le famiglie, offrendo denaro e magari anche l’assunzione di un fratello, di un figlio. Un operaio in pensione mi racconta: «l’ultimo giorno di lavoro io mi girai feci il segno della croce: ”sono uscito con le mie gambe”. Il giorno dopo, se andavo con il mio tesserino, non si apriva più la porta automatica. Vieni subito cancellato. La tua matricola sparisce. Perché lì dentro sei un numero. Basta cambiare quello. Togli quello e metti l’altra matricola».</p>
<p class="meta" style="text-align: right">Antonella De Palma<strong></strong></p>
<p class="meta"><strong><span>Pubblicato in</span> «Liberazione», 10 giugno 2010<br />
</strong></p>
<div class="article-base">
<p class="meta">Scarica l&#8217;articolo in formato pdf: <a id="res_157863" href="http://smsdemartino.noblogs.org/resource/varie/download/liberazione%20italsider.pdf">liberazione italsider.pdf</a></p>
</div>
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		<title>La rivista «Primo Maggio» (1973-1989)</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 13:38:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smsdemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La rivista &#171;Primo Maggio&#187; (1973-1989)&#160; a cura di Cesare Bermani (DeriveApprodi, Roma 2010) Negli anni Settanta e Ottanta &#171;Primo Maggio&#187; &#232; stata una rivista importante per tante persone impegnate nelle lotte sociali e civili. E&#8217; stata una scuola di formazione, una sede di dibattito e riflessione in un periodo storico convulso, ma pieno di passioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<img src="http://smsdemartino.noblogs.org/gallery/592/primo_maggio.jpg" alt="Primo maggio" hspace="10" vspace="10" align="right" /><strong><span style="font-size: large">La rivista &laquo;Primo Maggio&raquo;</span></strong><br />
<span style="font-size: large"><strong>(1973-1989)</strong>&nbsp;</span><br />
<span style="font-size: medium">a cura di Cesare Bermani</span><br />
(DeriveApprodi, Roma 2010)
</p>
<p>Negli anni Settanta e Ottanta &laquo;Primo Maggio&raquo; &egrave; stata una rivista importante per tante persone impegnate nelle lotte sociali e civili. E&#8217; stata una scuola di formazione, una sede di dibattito e riflessione in un periodo storico convulso, ma pieno di passioni e di generosit&agrave;. E&#8217; stata una fabbrica di prototipi mentali. Ideata da Sergio Bologna, storico del movimento operaio ed esponente dell&#8217;&laquo;operaismo italiano&raquo;, ha vissuto i primi anni sotto la sua direzione per poi passare, dal 1981 al 1989, a cesare Bermani, affiancato da Bruno Cartosio. Il suo editore fu Primo Moroni, libraio della Calusca di Milano inventore di un modo nuovo di fare cultura. La sua grafica, originale e rigorosa, fu opera di Giancarlo Buonfino.<br />
Una rivista di &laquo;storia militante&raquo; che ha affrontato con intuito e preveggenza argomenti complessi come la gestione capitalistica della moneta, il declino della grande industria fordista, l&#8217;emergere di nuove figure sociali, la trasmissione della memoria, l&#8217;avvento della logistica. Attraverso la riscoperta di pagine straordinarie di storia del proletariato migrante fu capace di creare immaginari e modelli di comportamento, di dare una diversa rappresentazione dell&#8217;America, di influenzare gli orientamenti di gruppi politici e correnti di ricerca storiografica in Germania.<br />
Questo volume ne traccia la storia attraverso le discussioni dei membri della redazione succedutisi nel tempo, le testimonianze di chi ne seppe fare uno strumento di formazione e i giudizi di alcuni giovani ricercatori che ne hanno visitato le annate in qualche biblioteca o raccolta privata.<br />
Il libro contiene scritti inediti di Cesare Bermani, Sergio Bologna, Riccardo Borgogno, Bruno Cartosio, Alberto de Lorenzis, Valerio Evangelisti, Stefano Lucarelli, Santo Peli, Karl Heinz Roth.<br />
&nbsp; </p>
<p>
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una città. Venezia la memoria dell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 19:50:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smsdemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[Una città Venezia, la memoria dell&#8217;acqua a cura di Antonella De Palma e Sandra Savogin (Temporale, Venezia 2009) Il recupero di ciò che eravamo per capire ciò che siamo e dove potremmo andare è fondamentale. Il recupero delle nostre radici, costruito attraverso la vita delle donne e degli uomini che hanno lavorato; le storie minori, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: medium"> </span></strong></p>
<h3><strong> </strong></h3>
<p><img src="http://smsdemartino.noblogs.org/gallery/592/venezia_acqua.jpg" alt="Una città. Venezia, la memoria dell'acqua" hspace="10" vspace="10" align="right" /><strong><span style="font-size: medium"> </span>Una città</strong></p>
<p><strong>Venezia, la memoria dell&#8217;acqua</strong></p>
<p>a cura di Antonella De Palma e Sandra Savogin<br />
(Temporale, Venezia 2009)</p>
<p>Il recupero di ciò che eravamo per capire ciò che siamo e dove potremmo andare è fondamentale.<br />
Il recupero delle nostre radici, costruito attraverso la vita delle donne e degli uomini che hanno lavorato; le storie minori, che non riempiono i libri di storia, che danno però la dimensione sociale, economica, culturale di un territorio.<br />
I ricercatori che per lungo tempo sono stati impegnati in questo lavoro di &#8220;inchiesta&#8221; storica, sociale e personale non hanno voluto semplicemente ricostruire eventi passati o mestieri più o meno in via di estinzione, ma hanno cercato di comprendere ciò che questi eventi e questi mestieri significano oggi, di raccontare le differenze in un momento in cui quelle differenze si tenta di cancellarle e dilaga un pericoloso conformismo culturale che tutto omogeneizza.<br />
Questo libro non è e non vuole essere un saggio storico o sociale o antropologico. Piuttosto un libro di racconti, un montaggio di impressioni soggettive su alcuni aspetti ed eventi della storia di Venezia e della sua laguna.</p>
<p>Sommario:</p>
<ul>
<li>Alessandro Sabiucciu, <em>Presentazione</em></li>
<li>Sandra Savogin, <em>Criteri di trascrizione del dialetto</em></li>
<li>Antonella De Palma, <em>La memoria dell&#8217;acqua &#8211; Acqua &#8211; Acqua alta: prima e dopo il 1966 &#8211; La Storia e le storie</em></li>
<li>Chiara Lenarduzzi, <em>Il tempo dell&#8217;ombra</em></li>
<li>Silvia Barbon, <em>L&#8217;isola delle foche</em></li>
<li>Sandra Savogin, <em>L&#8217;ultimo dei Cuoridoro </em></li>
<li>Massimo Rossi, <em>La raccolta dei vermi nella laguna di Venezia</em></li>
<li>Alessandra Franceschi, <em>Mestieri di laguna</em></li>
<li>Eva Bendinelli, <em>Murano, lavoro femminile nell&#8217;isola del vetro</em></li>
<li>Donatella Davanzo<em>, Documentazione fotografica del merletto e della lavorazione del vetro</em></li>
<li>Alessandra Franceschi, <em>Lavoratrici a Murano: tra modernità e tradizione</em></li>
<li>Massimo Rossi, <em>Pellestrina. Trasformazioni del territorio e mestieri: le identità di un&#8217;isola</em></li>
<li>Marco Caligari: <em>la memoria dell&#8217;amianto dei portuali veneziani</em></li>
</ul>
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		</item>
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		<title>Quello che siamo state</title>
		<link>http://smsdemartino.noblogs.org/post/2009/07/18/quello-che-siamo-state/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 08:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smsdemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[A Villadossola (borgo dell&#8217;alto Piemonte) nella prima metà del secolo scorso esisteva la più importante fabbrica con manodopera prettamente femminile di tutto il territorio. Era uno iutificio che dava lavoro a centinaia di giovani donne sia provenienti dall&#8217;area alpina sia immigrate da altre regioni italiane. Ragazze, anche adolescenti, che tra le anguste mura di quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://smsdemartino.noblogs.org/files/2010/08/133768-Virginia_Paravati-Quello_che_siamo_state-Copertina_piccolo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-48" src="http://smsdemartino.noblogs.org/files/2010/08/133768-Virginia_Paravati-Quello_che_siamo_state-Copertina_piccolo.jpg" alt="Quello che siamo state - Copertina" width="290" height="400" /></a>A Villadossola (borgo dell&#8217;alto Piemonte) nella prima metà del secolo scorso esisteva la più importante fabbrica con manodopera prettamente femminile di tutto il territorio. Era uno iutificio che dava lavoro a centinaia di giovani donne sia provenienti dall&#8217;area alpina sia immigrate da altre regioni italiane. Ragazze, anche adolescenti, che tra le anguste mura di quella azienda sono cresciute e hanno costruito un&#8217;identità operaia fondata sulla dignità e il rispetto del proprio mestiere.<br />
I ricordi del lavoro, dello stare assieme, dell&#8217;emancipazione individuale e di gruppo, delle lotte per migliori qualità di vita sono gli argomenti del libro di Virginia Paravati <em>Quello che siamo state. Storia e memoria di donne in fabbrica. Lo iutificio di Villadossola (1900-1950)</em>.<br />
Dalle pagine di questa avvincente storia, che si concluderà con sette mesi di occupazione della fabbrica contro la sua chiusura, emerge il rilievo della cultura femminile del lavoro industriale e del contributo fornito dalle donne di valle.<br />
Il volume (250 pp., 23 ill.) può essere richiesto all&#8217;Assessorato alle Pari Opportunità della Provincia del Verbano Cusio Ossola tramite <a href="http://www.iedm.it/mailer.php?ref=quellochesiamostate">questo modulo</a>.</p>
<p>Virginia Paravati si occupa di storia e cultura dei ceti popolari, in particolare del mondo femminile, collaborando con istituzioni pubbliche e private. Tra i suoi lavori: <em>Aspettando la luna nuova. Dialoghi sul sapere delle donne a Ornavasso nella prima metà del Novecento</em>, Alberti libraio editore, Verbania 2007.</p>
<p>Edizione promossa dalla Consigliera di Parità e dall&#8217;Assessorato alle Pari Opportunità della Provincia del Verbano Cusio Ossola.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Fonti orali. Istruzioni per l&#8217;uso</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2007 14:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smsdemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonti orali. Istruzioni per l&#8217;uso a cura di Cesare Bermani e Antonella De Palma (Temporale, Venezia 2008)&#160; Questo libro &#232; il risultato di una selezione degli interventi svolti durante i due Corsi per ricercatori sul campo tenutisi a Venezia nel gennaio-febbraio 2004 e maggio-giugno 2006. Concepito come strumento di lavoro, non va letto come un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<img src="http://smsdemartino.noblogs.org/gallery/592/fonti_orali.jpg" alt="Fonti orali. Istruzioni per l'uso" hspace="10" vspace="10" align="right" /><strong>Fonti orali. Istruzioni per l&#8217;uso</strong><br />
<br />
<span style="font-size: x-small"><span style="font-size: small"><br />
a cura di Cesare Bermani e Antonella De Palma<br />
<br />
(Temporale, Venezia 2008</span>)&nbsp;</span>
</p>
<p>
<span style="font-size: x-small"></span><br />
Questo libro &egrave; il risultato di una selezione degli interventi svolti durante i due Corsi per ricercatori sul campo tenutisi a Venezia nel gennaio-febbraio 2004 e maggio-giugno 2006.<br />
<br />
Concepito come strumento di lavoro, non va letto come un manuale, ma come la riflessione su una serie di esperienze di lavoro sul campo utile a chi voglia portare avanti nuove ricerche e nuove elaborazioni.
</p>
<p><span style="font-size: x-small"></span></p>
<p>
Sommario:
</p>
<ul>
<li>Cesare Bermani, <em>Considerazioni sulla memoria, la storia e la ricerca sul campo</em></li>
<li>Bruno Cartosio, <em>Storia orale e storia</em></li>
<li>Alessandro Portelli, <em>Materiali orali e loro aspetto narrativo</em></li>
<li>Devi Sacchetto, <em>Storie di vita nel caleidoscopio del lavoro</em></li>
<li>Alvise Sbraccia, <em>Migranti, processi di criminalizzazione e approccio biografico</em></li>
<li>Sergio Bologna, <em>Una ricerca sulle nuove forme di lavoro intellettuale</em></li>
<li>Glauco Sanga, <em>Antropologia e oralit&agrave;</em></li>
<li>Giovanni Dore, <em>La memoria coloniale italiana. Itinerari di ricerca, questioni metodologiche e responsabilit&agrave; etiche</em></li>
<li>Alberto Prandi, <em>Anguillara Veneta 1973. Prove di lavoro per un&#8217;indagine &laquo;foto-fonografica&raquo;</em></li>
<li>Ignazio Macchiarella, <em>Perch&eacute; (e quindi come) fare ricerca di etnomusicologia</em></li>
<li>Piero Cavallari, <em>La conservazione di materiali di ricerca<br />
	</em></li>
<li>Francesco Baldi, <em>Il progetto &#8216;Archivio Digitale&#8217; della Discoteca di Stato &#8211; Museo dell&#8217;Audiovisivo</em></li>
<li>Antonella Fischetti, <em>Creazione e gestione della fonte orale</em></li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Le fonti orali. Metodi, tecniche, esperienze</title>
		<link>http://smsdemartino.noblogs.org/post/2007/03/22/fonti_orali_metodi_tecniche_esperienze/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2007 18:32:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smsdemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività e convegni]]></category>

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		<description><![CDATA[Istituto storico Parri Emilia Romagna Scuola popolare di musica Ivan Illich. Bologna Zapruder &#8211; Storie in movimento Societ&#224; di Mutuo Soccorso Ernesto De Martino. Venezia Associazione Italiana di Storia Orale Corso di formazione Le fonti orali. Metodi, tecniche, esperienze Bologna, 28 aprile &#8211; 26 maggio 2007 Le scienze storiche e sociali hanno da qualche anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="right">
<a href="http://www.istitutoparri.it">Istituto storico Parri Emilia Romagna</a><br />
<a href="http://www.spmii.it">Scuola popolare di musica Ivan Illich. Bologna</a><br />
<a href="http://www.storieinmovimento.org/">Zapruder &#8211; Storie in movimento</a><br />
Societ&agrave; di Mutuo Soccorso Ernesto De Martino. Venezia<br />
Associazione Italiana di Storia Orale
</p>
<p align="center" class="ptit">
Corso di formazione<br />
<strong>Le fonti orali. Metodi, tecniche, esperienze</strong>
</p>
<p>
Bologna, 28 aprile &ndash; 26 maggio 2007
</p>
<p>
Le scienze storiche e sociali hanno da qualche anno maturato un ampio interesse verso l&rsquo;utilizzo delle fonti orali nella ricerca e riconosciuto ad esse piena dignit&agrave; di opzione metodologica in grado di produrre risultati di tutto rispetto.<br />
Sin dagli esordi, gli approcci basati su fonti orali hanno opposto ai paradigmi &ldquo;unitari&rdquo; delle grandi narrazioni la descrizione di realt&agrave; sociali concrete, con un&rsquo;attenzione particolare per il complesso rapporto tra soggettivit&agrave; di chi fa ricerca e attori storici e sociali in carne ed ossa, per i loro percorsi personali quali venivano rappresentati attraverso la narrazione.<br />
In tempi pi&ugrave; recenti, la moltiplicazione e l&rsquo;affinamento dei filoni di ricerca su fonti orali ha portato un contributo notevole alla riflessione storiografica, sociologica e antropologica, mettendone in discussione alcuni presupposti epistemologici, metodologici e interpretativi, nonch&eacute; gli stessi confini disciplinari.<br />
La fortuna che questi approcci oggi conoscono &egrave; riscontrabile nella domanda formativa di studenti e ricercatori. Andare &ldquo;sul campo&rdquo;, osservare direttamente, entrare in contatto non solo con storie del passato, ma soprattutto con uomini e donne con le quali &egrave; possibile costruire un dialogo dai forti significati, tutto ci&ograve; appare un&rsquo;impresa affascinante, da un punto di vista umano, scientifico e politico.<br />
Queste metodologie, tuttavia, richiedono, oltre alla passione personale, un robusto bagaglio teorico e pratico. Allo scopo di far acquisire alle persone interessate gli strumenti essenziali di ricerca su fonti orali proponiamo una serie di incontri con studiosi tra i pi&ugrave; significativi per competenze metodologiche e didattiche e per il ruolo centrale svolto in tali ambiti di ricerca. <br />
Alle finalit&agrave; del Corso non &egrave; estranea l&rsquo;ipotesi della formazione di un gruppo interdisciplinare di ricerca sul territorio bolognese.</p>
<p>Il Corso di Formazione sar&agrave; nel complesso articolato su tre diversi piani:
</p>
<ul>
<li>Il piano TEORICO, che ripercorrer&agrave; le tappe epistemologiche e metodologiche della ricerca storica, sociologica e antropologica attraverso le fonti orali;</li>
<li>Il piano TECNICO, che prender&agrave; in esame i mezzi e gli strumenti necessari per la ricerca;</li>
<li>Il piano relativo alla CONSERVAZIONE e alla CATALOGAZIONE dei dati raccolti e delle fonti.</li>
</ul>
<p>
<strong>Segreteria organizzativa:</strong>
</p>
<p>
Scuola Popolare di Musica Ivan Illich<br />
lun-ven, 17:00-20:00<br />
tel: 051-357753
</p>
<p>
Istituto Storico Parri Emilia Romagna<br />
lun, mar, gio, ven, dalle 13 alle 19<br />
tel: 051-3397232, fax: 051-3397272
</p>
<p>
<strong>Gli incontri si terranno presso:</strong>
</p>
<p>
Istituto Storico Parri Emilia Romagna<br />
via Sant&rsquo;Isaia, 18<br />
40123, Bologna<br />
tel. 051-3397232<br />
(bus 14 o 21, fermata SANT&rsquo;ISAIA)
</p>
<p>
Scuola Popolare di Musica Ivan Illich<br />
via Giuriolo, 7<br />
40129, Bologna<br />
tel. 051-357753<br />
(bus 27, fermata CASERME ROSSE)
</p>
<p>
<a id="res_5326" href="http://smsdemartino.noblogs.org/resource/varie/download/depliant_seminario_fonti_orali_metodi_tecniche_esperienze.pdf">Scarica il programma in pdf</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Ultimo appuntamento pubblico per il progetto Archivio della Memoria della città di Taranto</title>
		<link>http://smsdemartino.noblogs.org/post/2007/01/14/ultimo_appuntamento_progetto_archivio_della_memoria_di_taranto/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Jan 2007 21:31:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smsdemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività e convegni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ultimo appuntamento pubblico per il progettoArchivio della Memoria della citt&#224; di Taranto La ricerca etnomusicologica nel territorio tarantinoe il fondo musicale Alfredo Majorano Marted&#236; 23 gennaio alle ore 16.30 presso la Biblioteca Comunale Acclavio, nell&#8217;ambito dell&#8217;ultimo incontro pubblico promosso dal Progetto Archivio della Memoria della citt&#224; di Taranto, si parler&#224; di etnomusicologia e ricerca su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center" class="ptit"><strong>Ultimo appuntamento pubblico per il progetto<br /><em>Archivio della Memoria della citt&agrave; di Taranto</em></strong></p>
<p align="center">La ricerca etnomusicologica nel territorio tarantino<br />e il fondo musicale Alfredo Majorano</p>
<p><strong>Marted&igrave; 23 gennaio alle ore 16.30</strong> presso la Biblioteca Comunale Acclavio, nell&rsquo;ambito dell&rsquo;ultimo incontro pubblico promosso dal <em>Progetto Archivio della Memoria della citt&agrave; di Taranto</em>, si parler&agrave; di etnomusicologia e ricerca su campo nel territorio tarantino.<br /> Si pu&ograve; ancora parlare di ricerca etnomusicologica ai nostri giorni e, se si, che cosa &egrave; possibile trovare adesso del partimonio musicale tradizionale in un territorio che ha subito trasformazioni sociali ed economiche cos&igrave; profonde? In che modo queste trasformazioni hanno influito sulla cultura di tradizione orale?<br /> Sono questi gli interrogativi cui si cercher&agrave; di dare risposta nel corso dell&rsquo;incontro a cui parteciperanno lo storico Roberto Nistri, l&rsquo;etnomusicologo Giovanni Fornaro e Antonella De Palma, ricercatrice dell&rsquo;Istituto Ernesto de Martino e direttrice della associazione veneziana Societ&agrave; di Mutuo Soccorso Ernesto de Martino.<br /> E&rsquo; stata quest&rsquo;ultima associazione che ha curato il restauro delle registrazioni effettuate agli inizi degli anni Cinquanta da Alfredo Majorano nella provincia di Taranto e custoditi nel Museo etnografico a lui dedicato all&rsquo;interno di Palazzo Galeota, nella citt&agrave; vecchia.<br /> Un restauro offerto al Comune di Taranto per non rischiare la perdita di un materiale cos&igrave; importante per la conoscenza della musica di tradizione orale tarantina e durato pi&ugrave; di un anno. Adesso queste registrazioni sono state restituite alla citt&agrave; in formato digitale, e un assaggio di ascolto sar&agrave; possibile, grazie anche alla collaborazione dell&rsquo;assessorato alla cultura del comune di Taranto, proprio in questa occasione.<br /> Ad Alfredo Majorano e alle sue ricerche sar&agrave; dedicata un&rsquo;ampia parte del pomeriggio. Oltre all&rsquo;ascolto delle registrazioni, che saranno illustrate dall&rsquo;etnomusicologo Giovanni Fornaro, lo storico Roberto Nistri racconter&agrave; di Majorano e del suo tempo. Filmati d&rsquo;epoca accompagneranno il racconto.<br /> Terminati gli incontri pubblici il lavoro del progetto <em>Archivio della Memoria della citt&agrave; di Taranto</em> proseguir&agrave; con la ricerca su campo. I ricercatori dell&rsquo;Associazione Venti del Sud e dell&rsquo;Istituto Ernesto de Martino che partecipano al progetto hanno gi&agrave; raccolto le prime storie che andranno a costituire il primo nucleo dell&rsquo;archivio. Storie di vita e storie di lavoro del passato pi&ugrave; o meno recente, che ci aiutano a comprendere il presente.<br /> A questo proposito i promotori del progetto invitano chi voglia collaborare con il proprio racconto o mettendo a disposizione fotografie o registrazioni o altro ancora a <a href="http://smsdemartino.noblogs.org/category/contatti" title="Email">contattarli</a>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Due nuovi appuntamenti per il progetto Archivio della memoria della città di Taranto</title>
		<link>http://smsdemartino.noblogs.org/post/2007/01/09/2_nuovi_appuntamenti_per_il_progetto_archivio_della_memoria_di_taranto/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Jan 2007 21:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smsdemartino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività e convegni]]></category>

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		<description><![CDATA[Due nuovi appuntamenti per il progettoArchivio della memoria della citt&#224; di Taranto Venerd&#236; 12 gennaio alle ore 16.30 presso la Biblioteca Comunale Acclavio si terr&#224; un incontro con Alessandro Langiu, autore e attore di molteplici testi e spettacoli di narrazione nel segno del teatro d&#8217;impegno civile. Langiu racconter&#224; il lavoro &#34;invisibile&#34; che precede la stesura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center" class="ptit"><strong>Due nuovi appuntamenti per il progetto<br /><em>Archivio della memoria della citt&agrave; di Taranto</em></strong></p>
<p><strong>Venerd&igrave; 12 gennaio alle ore 16.30</strong> presso la Biblioteca Comunale Acclavio si terr&agrave; un incontro con Alessandro Langiu, autore e attore di molteplici testi e spettacoli di narrazione nel segno del teatro d&rsquo;impegno civile.<br /> Langiu racconter&agrave; il lavoro &quot;invisibile&quot; che precede la stesura dei suoi testi e degli spettacoli. Nel corso della serata ci sar&agrave; anche spazio per qualche frammento dei diversi lavori prodotti negli ultimi anni. Ricordiamo i titoli degli ultimi lavori: <em>Venticinquemila granelli di sabbia</em>, <em>Otto mesi in residence</em>, <em>Muro</em>, <em>Di figlio padre di figlia madre</em>.</p>
<p><strong>Sabato 13 alle 9.30</strong>, sempre presso la Biblioteca, &egrave; la volta dello storico orale romano Alessandro Portelli. Docente di letteratura angloamericana all&rsquo;Universit&agrave; la sapienza di Roma, Portelli utilizza da sempre la ricerca su campo nei suoi lavori che spaziano da argomenti letterari a quelli pi&ugrave; propriamente storici. Anima del Circolo Gianni Bosio di Roma, Portelli &egrave; anche presidente dell&rsquo;Associazione Italiana degli Storici Orali.<br />Fra le sue tante pubblicazioni ricordiamo: <em>Biografia di una citt&agrave;. Storia e racconto: Terni 1831-1985</em>, Torino 1985; <em>La linea del colore. Saggi sulla cultura afroamericana</em>, Roma 1994; <em>Woody Guthrie e la cultura popolare americana</em>, Bari 1975; <em>Il testo e la voce</em>, Roma 1992; <em>L&rsquo;ordine &egrave; gi&agrave; stato eseguito. Roma, le fosse ardeatine, la memoria</em>, Roma 1999, insignito del premio Viareggio nel 2000.</p>
]]></content:encoded>
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